Duccio di Boninsegna
(Siena, documentato dal 1278, morto prima del 1319)
Madonna col Bambino e sei angeli
1304-1310
Dalla Chiesa di San Domenico di Perugia
tempera su tavola
63,5 x 95,5 cm
Modello tiflodidattico in resina epossidica e grafite argentea, base in legno con doratura a missione, finitura in resina acrilica, dimensioni: 40 x 26 x 1,9 cm
L’opera è ritenuta uno dei capolavori del senese Duccio di Boninsegna ed è datata intorno al 1305, nella fase di piena maturità della sua carriera. La tavola è l’unico elemento superstite di un polittico, di cui costituiva l’elemento centrale, destinato con ogni probabilità all’altare maggiore della chiesa di San Domenico Nuovo, che i frati del convento domenicano di Perugia poterono costruire grazie ai proventi di un’indulgenza concessa da papa Benedetto XI nel 1304, poco prima della morte avvenuta proprio nella città umbra.
Si consiglia un’esplorazione bimanuale del supporto, procedendo dall’alto verso il basso. A partire dall’angolo in alto a sinistra, si incontra uno dei sei angeli disposti lungo la parte superiore dell’opera. Gli angeli sono tre per lato, disposti simmetricamente, e appaiono sporgersi da una cornice centinata, a forma di arco, come se si affacciassero da un balcone. Questo dettaglio, presente anche nell’originale pittorico, è un esempio della volontà dell’artista di rompere la bidimensionalità tradizionale per introdurre un senso di spazio e profondità. Procedendo con le mani verso destra si possono riconoscere gli altri angeli, collocati in modo da accompagnare lo sguardo verso il centro dell’opera, dove si trovano le figure principali. Scendendo verso il centro della composizione si incontra la figura della Madonna, seduta frontalmente su un trono. Il corpo di Maria è avvolto in un lungo mantello, ampio e avvolgente, che nell’originale è di un intenso blu oltremare, con un risvolto visibile nella parte inferiore. Questo risvolto, reso nel modello tramite una variazione nella texture, è un dettaglio significativo: rompe la rigidità della figura e dona realismo e volume al tessuto.
La testa di Maria è leggermente inclinata verso il Bambino, e il suo volto, sebbene sereno, è velato da una leggera espressione di tristezza. Con la mano sinistra sorregge Gesù Bambino, mentre con la destra compie un gesto molto importante: il suo dito indice è allungato e indica il piede del Bambino. Questo dettaglio, introdotto da Duccio in una fase successiva al disegno preparatorio, è stato pensato per suggerire simbolicamente il futuro sacrificio di Cristo, richiamando alla meditazione religiosa. Nell’esplorazione del modello a riproduzione dell’originale, il dito indice disteso può essere facilmente percepito e distinto dalla forma più compatta delle altre dita.
La figura del Bambino Gesù, seduto sulle ginocchia della Madre, è resa con tratti infantili e realistici. Con una mano, compie un gesto tenero e spontaneo: tira leggermente il velo della Madonna, come a cercare la sua attenzione.
Questo gesto, ben riconoscibile nel modello, sottolinea il rapporto intimo e dolcissimo tra madre e figlio e rappresenta una delle novità più moderne dell’opera. Il corpo del Bambino è proporzionato, morbido nelle forme, e la sua veste, nell’originale, è parzialmente trasparente: nel modello questa trasparenza viene suggerita da una superficie più liscia e sottile rispetto al resto del rilievo.
L’intera scena è arricchita da elementi decorativi finemente dorati, chiamati crisografie, che nell’originale erano realizzati con oro inciso. Nel modello tattile, queste decorazioni sono rese dall’applicazione della foglia d’oro su base lignea, ottenute con la tecnica della doratura a missione.
Quest’opera, capolavoro del pittore senese Duccio di Boninsegna, mostra una straordinaria capacità di fondere elementi della tradizione bizantina, come l’iconografia della Madonna Odigitria (colei che indica la via), con innovazioni più moderne ispirate al linguaggio di Giotto, tra cui la morbidezza dei gesti, la profondità spaziale e una maggiore umanità nei volti e nelle espressioni.