Audio
L'intimità tra madre e figlio

 

L'intimità tra madre e figlio

Un vero neonato che gioca con la madre, la leggerezza di un velo trasparente, la vita reale tra una madre e suo figlio, Gesù Cristo.

Continua a leggere

Sono molti gli elementi che rivelano la straordinaria capacità di Duccio di reinterpretare non solo la lezione di Cimabue ma anche i modelli gotici d’oltralpe appresi a Siena. Per non parlare delle ricerche prospettiche e volumetriche di Giotto, che deve aver visto in prima persona ad Assisi, quando è tra i molti maestri impegnati nel cantiere dell’abbazia francescana.

Le sue prime madonne per esempio ripropongono l’iconografia tipica bizantina: Maria indossa una cuffia rossa che tiene fermi i suoi capelli; sopra un velo, che è tutt’uno con il mantello decorato a oro, con quelle decorazioni quasi grafiche che proprio Cimabue e Duccio sanno reinventare.

"Nella Madonna di Perugia noi lo vediamo proprio bene, cosa sono queste crisografie - dice Michela Becchis - sembrano in realtà una ricerca di chiaroscuro per determinare il corpo della Vergine. Questo, Duccio lo farà in molte sue Madonne. Così come il bordo dorato serve non tanto a determinare l'esatta volumetria del corpo della Vergine, ma per dare leggerezza al tessuto, proprio come se fosse un velo su cui il vento si diverte a giocare. E questi sono effetti assolutamente straordinari".

Nel caso della madonna perugina, la cuffia bizantina lascia il posto a un leggero velo bianco, che oltre a liberare il volto da una rigida cornice, segna il passo verso uno straordinario naturalismo. Così come sorprendente è la ricerca di trasparenza, che serve a svelare una riscoperta tridimensionalità del corpo. Ci riporta ancor più alla vita reale, il gesto di grande dolcezza e naturalezza di Gesù che, con fare birichino, gioca con il velo della madre.

"È un vero neonato che gioca con la madre e c'è questo elemento di malinconia nel volto della Madonna: la Madonna sa qual è il ruolo di questo bambino e sa che lo perderà. E il bambino gioca con lei - perché è un bambino - ma chi guarda si deve ricordare che quel bambino è Gesù. Quindi il bambino sa che la madre sa. È un gioco di reciproche consapevolezze che si estrinseca in quel gioco. Il bambino la consola esattamente come dalla croce la consolerà, perché è un figlio, ma perché è Dio, quindi è anche il padre di quella donna, anche quando è un neonato".

E del destino di Gesù ci parla anche quel dito indice di Maria, il sinistro, che punta verso i piedi del bambino, a ricordarne sempre la crocifissione, in un ritratto che congela il tempo, preannunciando il futuro e l’eternità del figlio. Una tradizione arcaica, ci dice il Direttore Marco Pierini, che si perde nella storia dell’arte, ..."talmente arcaica che è arcaico anche il dito. Anche in una tavola come quella di Duccio, che è modernissima, il dito che indica il piede del bambino è molto arcaico, il disegno è sproporzionato, il dito quasi ligneo tanto è rigido e lungo oltre misura. Quindi siamo di fronte a una memoria iconografica arcaizzante".