La committenza dei Guidalotti

La storia di Elisabetta Guidalotti e della sua famiglia, tra i committenti più illuminati nella Perugia dei Baglioni.

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Nella prima metà del Quattrocento, Perugia è una città in pieno fermento. La posizione geografica, piuttosto strategica e la presenza di importanti famiglie di committenti illuminati, ne fanno un centro di grande vivacità artistica. Basti ricordare il ruolo dei signori di Perugia, i Baglioni, primi promotori del Rinascimento Umbro, ma anche i Degli Oddi, gli Armanni, i Ranieri o i Guidalotti: famiglie che danno i natali a generazioni di umanisti, capaci di grandi politiche culturali. Uomini o donne che siano, anzi sono spesso le ultime a dare continuità alla committenza laddove i mariti, i fratelli, i padri falliscano o muoiano.

Una di queste è Elisabetta Guidalotti, sorella di Benedetto, vescovo domenicano e promotore della fondazione della Sapienza Nuova, un collegio per i giovani studenti dell’università cittadina. Sul finire del XIV secolo i Guidalotti sono una delle più potenti famiglie guelfe di Perugia, fedeli al partito pontificio in una città piuttosto avversa al potere di Roma. Dopo una serie di tumulti che vedono uno dei Guidalotti, Annibaldo, uccidere il signore di Perugia, Biordo Michelotti, per ritorsione la famiglia è alla fuga e i suoi possedimenti dati alle fiamme.

A metà Quattrocento, potete immaginare, Elisabetta e suo fratello hanno un bel daffare per risollevare le sorti del proprio nome in città. Uno dei modi è ripartire dall’arte. La pala commissionata a Beato Angelico ne è uno dei massimi frutti.

Prima di andare oltre bisogna ricordare che gli ordini religiosi, soprattutto quelli mendicanti come i domenicani ad esempio, sono committenti senza portafoglio. Si appoggiano piuttosto sul contributo dei privati per la realizzazione degli apparati liturgici e decorativi delle proprie chiese. Sono le donazioni e le elemosine delle famiglie più ricche a pagare pale, affreschi, polittici. In cambio gli ordini concedono la sepoltura o i patronati delle cappelle o delle sagrestie, appunto.

I Guidalotti per l’appunto detengono il patronato della cappella di San Nicola nella chiesa di San Domenico. Quanto Elisabetta vi sia legata lo dimostra la volontà, espressa nel suo testamento, di esservi sepolta e di donare il ricavato della vendita di un’immobile di proprietà Guidalotti al fine di adornarla.

E lo stesso polittico in qualche modo parla di loro. I santi prescelti per le colonnine laterali rispondono a un programma iconografico di sicuro concordato con l’ordine dei domenicani ma è anche e fortemente legato alla tradizione e alla formazione umanista dei Guidalotti: dei dodici santi presenti, ben undici sono rappresentati con un libro in mano. Non è un caso che le ultime righe del volume aperto di San Domenico, recitino ‘quando verrai portami anche i libri, specialmente le pergamene’ dalla Prima Lettera di San Paolo a Timoteo.

Tra i santi poi, non manca San Benedetto, mentre a San Girolamo, vestito di rosso, con un libro blu chiuso in mano era intitolato il Collegio della Sapienza Nuova, voluto dal fratello vescovo di Elisabetta; a San Nicola da Bari è intitolata la cappella di famiglia; Santa Caterina d’Alessandria, martire di nobile stirpe condannata all’esilio e alla confisca dei beni, ha molte analogie con Elisabetta Guidalotti. Nella pala centrale poi il bambino tiene in mano una melagrana aperta, simbolo di speranza e di resurrezione, forse ennesimo riferimento alla rinascita sociale della famiglia.