Una lezione politico-morale per tutta la città

La Cappella dei Priori è il cuore del palazzo comunale, luogo di preghiera e spazio politico dove vengono tracciate le linee più segrete della vita comunale.

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La Cappella dei Priori è il cuore del palazzo comunale, è un luogo di preghiera e tuttavia rimane uno spazio politico dove vengono tracciate le linee più segrete e importanti della vita comunale. La stabilità politica e il benessere sociale raggiunti da Perugia in questi anni, grazie all’equilibrio di governo tra i Baglioni, il governo comunale e il papato, si riflette nel corso del secolo in una serie di lavori urbanistici e architettonici: nuovi ospedali, edifici, strade lastricate, chiese restaurate, un nuovo palazzo dell’università... la città si trasforma in uno dei gioielli dello Stato Vaticano.

Nel 1450 i lavori di ampliamento del Palazzo dei Priori sono conclusi. Dai documenti dell’epoca emerge forte la volontà dei magistrati cittadini di fare della cappella non solo un luogo aperto, di incontro per tutta la cittadinanza ma anche uno spazio di riflessione sui valori morali su cui è costruita Perugia. È questa la volontà politica che indirizzerà il ciclo murario di Benedetto Bonfigli, la celebrazione dei due santi protettori perugini, Sant’Ercolano e San Ludovico d’Angiò.

E non è un caso che la stessa Perugia sia presente nel ciclo di affreschi, in una serie di puntuali ritratti contemporanei che molto ci raccontano della città rinascimentale: si riconosce più volte la chiesa di San Domenico con la sua grande vetrata; chiesa a cui lo stesso Bonfigli è molto legato, tanto da chiedere di esservi sepolto; e si riconosce la chiesa torre di Sant’Ercolano, un baluardo di Perugia, costruita nel 1297 laddove era caduta la testa del santo decapitato dai Goti invasori.

L’acropoli perugina dunque ma anche Roma, città amica, alleata: è qui che per la prima volta nella storia dell’arte italiana, viene ritratto l’arco di trionfo di Costantino, quasi a conferma della duratura fedeltà allo Stato Pontificio. Non ultimi per importanza i riferimenti alla casa degli Angiò, signori del Regno di Napoli tra il Due e Trecento.

Perché gli Angiò? A spiegarcene i motivi è la storica dell'arte Maria Rita SIlvestrelli: "per una tradizione molto antica: già nel 1200 Perugia era legata alla casa d’Angiò per alleanza politica e nel 1325 la cappella di Palazzo [dei Priori] era già dedicata a San Ludovico, canonizzato solo qualche anno prima, nel 1317. A pochi anni di distanza insomma, si dedica la cappella al nuovo santo angioino, a questo personaggio legato al mondo francescano, morto molto giovane e che aveva un culto speciale in questa città...un culto rilanciato a metà del Quattrocento quando si realizza la Cappella dei Priori".

La decorazione pittorica ha inizio nel 1454: l’affidamento dei lavori a Bonfigli arriva grazie al sostegno incrociato che l’artista gode tra i diversi poteri politici di Perugia: il suo nome viene suggerito con molto probabilità del cappellano dei Priori, con il beneplacito di Pietro di Nosseto, il governatore di Perugia e segretario del Papa, che già deve aver visto Benedetto all’opera, nel cantiere vaticano della Cappella Niccolina. Deve aver pesato anche il prestigio di Braccio Baglioni a cui pare si debba la sua ascesa a Roma, al servizio di Papa Niccolò V.

A Roma Benedetto deve aver osservato da vicino Benozzo Gozzoli e Beato Angelico e l’incontro con quest’ultimo - tra l’altro - è di capitale importanza per la conoscenza e la diffusione della cultura figurativa rinascimentale, di stampo fiorentino, in Umbria. I lavori nella cappella andranno per le lunghe e si concluderanno, dopo diversi cicli, intorno al 1480.