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Bartolo di Fredi e la musica dipinta

Bartolo di Fredi
Trittico del Carmine


 

Bartolo di Fredi e la musica dipinta

Il trittico del Carmine arriva a noi dalla mano del senese Bartolo di Fredi che lo dipinge nel 1364, sedici anni dopo la terribile peste del '48, peste che ha portato via più di un terzo della popolazione europea. La pittura di Bartolo di Fredi ha ancora dei tratti arcaici e non ha un grande interesse per la rappresentazione dello spazio; ma Bartolo di Fredi è un artista duttile, capace di accostamenti cromatici inconsueti, con una spiccata attenzione al dettaglio ed una predilizione per oggetti dalle forme esotiche.
 

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Il trittico del Carmine arriva a noi dalla mano del senese Bartolo di Fredi che lo dipinge nel 1364, sedici anni dopo la terribile peste del '48, peste che ha portato via più di un terzo della popolazione europea e, come ricorda Michela Becchis: “...è anche vero che quella stessa peste porta via un'intera generazione di artisti: il grandissimo Maso, i fratelli Lorenzetti, Taddeo Gaddi, insomma tantissimi artisti che stavano facendo la storia dell'evoluzione delle forme giottesche. Sia nel versante senese che nel versante fiorentino, ma probabilmente anche nel versante umbro, in tutta Italia si stava portando avanti una sperimentazione che ovviamente la peste blocca, perché muoiono gli artisti.”

In questo contesto opera Bartolo di Fredi, considerato uno degli autori più importanti del Trecento senese e la cui bottega, dopo il 1348, svolgerà un ruolo primario nell’arte toscana influenzando i nuovi pittori del gotico internazionale.
La sua pittura ha ancora dei tratti arcaici e non ha un grande interesse per la rappresentazione dello spazio; ma Bartolo di Fredi è un artista duttile, capace di accostamenti cromatici inconsueti, con una spiccata attenzione al dettaglio ed una predilizione per oggetti dalle forme esotiche.
Il suo stile risponde in pieno al gusto del tempo: reduci dalla distruzione della peste infatti, si torna a forme più arcaiche che penalizzano la resa dei corpi e della natura in favore di una rappresentazione più distaccata ed ultraterrena, con un’attenzione quasi esasperata rivolta ai particolari più che alle scene d’insieme.

E proprio guardando ai particolari di questo trittico - in origine presso la Chiesa di San Simone del Carmine a Perugia - che dobbiamo portare la nostra attenzione sui due angeli musici in primo piano. Se purtroppo quello nel pannello di destra è deteriorato ed è quindi difficile riuscire a capire esattamente quale strumento stia suonando, l’angelo a sinistra imbraccia uno strumento a corda che ricorda una grande chitarra con il manico piegato a 90°.
Osservandolo con attenzione, si può notare che quello strumento è un Oud, lo strumento arabo da cui deriva il liuto, strumento principe della musica antica cantata. A differenza di quello che accade in molte altre opere dell’epoca, in questo caso i dettagli dello strumento sono accuratissimi: gli intarsi rossi e blu, il numero dei rosoni…

Ed è proprio l’accuratezza questo dettaglio musicale l’elemento che rende unico il trittico del Carmine.