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L'affresco dei forestieri. Una dimostrazione di potere

Tommaso Bernabei, detto Papacello
Fregio


 

L'affresco dei forestieri. Una dimostrazione di potere

Un ciclo di affreschi per sottolineare la perdita della libertas comunale di Perugia e la supremazia di Roma sulla città.

 

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Immaginate un palazzo quasi interamente affrescato: decori, fregi, vedute, scene di caccia, mitologiche e di devozione... quello doveva essere in passato il palazzo dei Priori, ma di tutte quelle decorazioni oggi non restano che pochi dettagli come il fregio di questa sala per mano di Tommaso Papacello e Lattanzio Pagani.

Nel Cinquecento Perugia fa ufficialmente parte dello Stato Pontificio ed è governata da un consiglio di Priori, eletti fra i notabili della città. Di fatto, però, il Comune è controllato da una cripto-signoria della famiglia dei Baglioni, che - nel tentativo di affrancarsi da Roma - guidano nel 1540 una ribellione contro papa Paolo III Farnese. La scusa: il rifiuto di una nuova imposta sul sale, da cui il nome Guerra del Sale.

Perugia, però, ne esce sconfitta.
La reazione è durissima. Di fatto l’autonomia comunale è tramontata e da Roma si attua una politica di annullamento totale di Perugia, sia culturale che politica. In città viene raso al suolo un intero quartiere - il Colle Landone - in cui si trovavano le proprietà e le attività dei Baglioni per far spazio a una rocca fortificata, la Rocca Paolina, appunto.
La corte farnese prende possesso del Palazzo dei Priori, simbolo della libertas comunale, trasformandolo nella sede del Legato Pontificio. A decorarlo sono chiamati due pittori non perugini, Tommaso Bernabei - detto il Papacello - e Lattanzio Pagani.

Il fregio presente in questa sala è quello che resta degli affreschi che probabilmente decoravano l’intero piano del Palazzo, affreschi che - come ulteriore simbolo del potere pontificio su Perugia - esaltano imprese e virtù dei Farnese.
Ce ne parla lo storico dell’arte Daniele Simonelli:

"...Le storie parlano di Ottavio Farnese che è nominato comandante per le armate pontificie per la guerra di Smalcalda, un’altra scena c’è Ottavio Farnese, il nipote di Paolo III, del Papa, che riceve il Toson d’Oro da Carlo V, Toson d’oro che era un ordine cavalleresco attribuito dall’Imperatore del Sacro Romano Impero, quindi proprio un’onorificenza molto importante. Un’altra scena è l’arresto degli assassini di Pierluigi Farnese e la concessione dell’amnistia da parte del Papa..." 

Al di sotto del fregio, in origine probabilmente dovevano esserci delle vedute, delle prospettive, ma purtroppo a noi sono arrivati solo gli affreschi della parte alta della sala.

"...Ora, il perché non è in realtà chiaro, non è chiaro se è solo perché sono quelle che si sono conservate meglio...è comunque probabile, da quello che dicono le fonti, che molte altre sale di quel piano fossero state affrescate da Papacello e da Lattanzio Pagani." [Daniele Simonelli, intervista]

Un palazzo quindi le cui decorazioni esaltavano il trionfo di Roma su Perugia.
Eppure, per quanto possa sembrare strano, la lettura di questi affreschi in chiave farnese, risale solo a pochi anni fa: ad uno studio pubblicato nel 2011 dalla storica dell’arte Federica Zalabra che, grazie alle nuove tecniche di indagine e agli studi dei documenti ha correttamente datato gli affreschi fra il 1545 e il 1548.
Sino ad allora, era stata comunemente accettata una lettura ottocentesca che vedeva nel fregio le imprese di Braccio Fortebraccio, condottiero e signore di Perugia. Alla luce degli ultimi studi, però, risulta molto improbabile che nel clima politico di dominazione farnese, si possa pensare che le storie fossero dedicate a un eroe della mitologia cittadina.