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Un'opera lunga vent'anni

Pietro Vannucci, detto il Perugino
Polittico di Sant Agostino


 

Un'opera lunga vent'anni

La lunga storia del Polittico di Sant'Agostino, commissionato nel 1502 e (mai) terminato nel 1523.

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Dipingere un affresco costa meno della creazione di una grande macchina scenica quale quella di un polittico. Dipingere un affresco, in linea di massima, richiede meno tempo.
Quando poi il polittico misura più di otto metri ed è composto da circa trenta pannelli tenuti insieme da un’elaborata carpenteria composta da colonne, architravi, fregi, dorature, finti mosaici... i tempi ed i costi si moltiplicano.
E nelle mani di Pietro Vannucci detto il Perugino, artista famoso per le sue lungaggini e per essere impegnato in più lavori contemporaneamente, la realizzazione della macchina d’altare per la Chiesa di Sant’Agostino richiede più di vent’anni.
Commissionata nel 1502, nel ‘23 mancherà ancora delle ultime finiture, però mai realizzate a causa della morte del Perugino ucciso dalla peste.


Com’è strutturata quindi questa grande macchina?
Posto alle spalle dell’altare, il polittico funge da divisione fra la navata della chiesa e il coro. Ha due lati, uno rivolto verso i fedeli ed uno verso l’abside della chiesa. Da un documento del 1513 ritrovato nell’Archivio di Stato di Perugia, sappiamo che dal lato della navata è chiuso - ad esclusione della cimasa, cioè della parte superiore - in una vera e propria cassa con due ante apribili che vanno a bloccare l’accesso all’abside.
Questa cassa, realizzata da Mattia di Tommaso da Reggio, è una sorta di armadio riccamente decorato di oro e stucchi e non ha solo il compito di proteggere i dipinti, ma funge da strumento scenico per la liturgia.

Ed è proprio a causa di questa sua forte teatralità che nel 1654 - con la riforma della liturgia - la cassa verrà smontata e il polittico ricollocato, cominciandone così il processo di dispersione dei dipinti.

Quello che vediamo noi oggi in Galleria, ne è solo una ricomposizione parziale.
Come accade per la ricomposizione dei polittici medievali, anche in questo caso gli storici dell’arte possono ipotizzare la posizione originale delle tavole basandosi sui materiali, sull’orientamento della luce e confrontando i dipinti con altre opere dello stesso autore e a lui contemporanee.

Si suppone che nei primi dieci anni di lavorazione Perugino dipinga le tavole del lato rivolto alla navata e solo successivamente, dopo il 1512 quelle dal lato del coro.
Se in tutto il polittico si ritrovano quegli atteggiamenti armonici delle figure che hanno dettato il successo di Vannucci fra i suoi contemporanei, la differenza fra i due lati è determinata dalle tecniche utilizzate: nella verso del polittico destinato alla navata e ai fedeli il disegno è molto sottile e preciso, il colore è corposo e i dettagli di paesaggi e flora sono nitidi.
Sull’altro lato, quello rivolto verso il coro, invece il colore è più leggero, quasi velato, gli sfondi semplificati.

Maria Rita Silvestrelli: "la Natività non fa che riprendere degli schemi già utilizzati del maestro, c’è un’architettura della capanna così incombente, così profonda che fa di questo dipinto un capolavoro, le figure sono armoniche, realizzate da un gran pittore, Perugino è sempre, fino alla fine, un gran pittore."