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Una forma inusuale al servizio della prospettiva

Piero della Francesca
Polittico di Sant Antonio


 

Una forma inusuale al servizio della prospettiva

Il grande Polittico di Sant’Antonio di Piero della Francesca è considerato uno dei capolavori del Rinascimento italiano e fortuna vuole che sia arrivato a noi pressoché integro.

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L’opera è stata commissionata intorno al 1467 a Piero della Francesca da Ilaria Baglioni, figlia di Braccio, capitano delle Milizie Pontificie e all’epoca uomo più potente di Perugia; Ilaria era ministra generale delle terziarie francescane e di conseguenza il polittico fa riferimento a un immaginario francescano.
Lo scopriamo insieme al Professor Andrea De Marchi: "...Cosa colpisce di questo polittico - grazie al fatto che è ancora integro, che non è stato smembrato - : la forma piuttosto strana e apparentemente inspiegabile. […] Abbiamo sostanzialmente la struttura di polittico tardo gotico, con quattro Santi e una Madonna nella parte centrale, sotto un doppio ordine di predelle e sopra, invece di un secondo registro, un enorme timpano dal profilo gradonato dove si dispiega una straordinaria Annunciazione."

Indubbiamente Piero gioca con luci e ombre, con il contrasto che si crea tra la Madonna e il Bambino in trono, i santi stagliati contro il fondo dorato e la luminosità dell’Annunciazione con il suo cielo azzurro. E la forma del polittico non fa che accentuare questi contrasti:
"...Non abbiamo altri polittici con una forma analoga e questa stranezza in passato aveva indotto molti studiosi a compiere degli errori: a sospettare che fosse un accrocco di due opere diverse, a sospettare che questo strano profilo gradonato fosse frutto di un ritaglio, di una manomissione. In realtà quando alcuni anni fa è stato restaurato ci si è resi perfettamente conto della coerenza a livello strutturale di tutte queste parti, del fatto che la pittura originale nella parte alta terminava esattamente lungo questo profilo gradonato.  E quindi bisognava darsene una ragione; la ragione si capisce ricollocando idealmente l’opera nella cappella per cui è stato fatto: una piccola cappella che comunicava dietro con la chiesa interna, o coro, di queste terziarie. Tra le due cappelle - la cosiddetta esterna e chiesa interna - doveva esserci un’apertura, la cosiddetta grata monaglium attraverso la quale le terziarie potevano traguardare l’elevazione eucaristica e ricevere la comunione."  [Andrea De Marchi, intervista]

In sostanza il polittico serviva a separare lo spazio di preghiera delle monache da quello dei fedeli, inserendosi perfettamente nell’architettura della chiesa e di fatto dividendola in due. Questo incastro perfetto, indica che molto probabilmente Piero stesso ha contribuito a progettare la carpenteria del polittico, risolvendo gli spazi in modo geometrico e facendoli diventare uno strumento al servizio delle illusioni prospettiche da lui create.

Come noi oggi, anche Giorgio Vasari era rimasto colpito da quest’opera e in particolare dall’Annunciazione con quell’angelo - la cui veste e le ali sono caratterizzate da un sottile gioco monocromo tutto sull’azzurro - che gli “sembra venuto dal cielo”.

"...E lì una delle accortezze straordinarie di Piero, è il gioco delle asimmetrie organizzate entro questa griglia ortogonale, cioè il punto di fuga è sì il punto perfettamente in asse, ma il braccio di questo chiostro è visto leggermente da destra, cioè dal punto di vista allineato con la Madonna. Questo fa sì che lo scorcio delle colonne sia leggermente asimmetrico, e in questo modo teatralizza la scena in maniera ancora più coinvolgente. È il contrasto anche tra il gesto più trepido della Madonna e quello più fermo e colonnare dell’Angelo e l’orchestrazione che apre dalle pure architetture di destra, allo sfondato sul cielo e sul chiostro nella sinistra, da dove poi arriva anche la colomba con i raggi dorati intorno." [Andrea De Marchi, intervista]

Colomba simbolo dello Spirito Santo che discende e inabita Maria; è anch’essa leggermente asimmetrica rispetto al vertice, bilanciando così il rapporto fra le figure umane e l’architettura.
È impossibile non essere attratti da questa scena in cima al polittico e, in confronto, la Madonna ed i santi della fascia centrale possono sembrare più ordinari, ma anche in questo caso vale la pena soffermarsi sui dettagli.
Notiamo ad esempio, come il piedistallo rosso su cui posa il trono della Madonna sfondi l’architettura unendo i due pannelli laterali alla figura centrale; oppure come i santi, apparentemente immobili, accennino a dei gesti che li mettono in dialogo gli uni con gli altri; o ancora, come il retaggio medievale delle aureole, diventi qui un oggetto concreto, tridimensionale: dei dischi spessi e lucidi in cui si riflettono le teste della Vergine e dei santi facendoci vedere nel dettaglio persino le chieriche di sant’Antonio da Padova - il primo sulla sinistra - e di san Francesco.