Arnolfo di Cambio
(Colle Val d’Elsa, 1245 ca. – Firenze, 1302 ca.)
Sculture originali a tutto tondo in marmo di carrara bianco e venato, dalla Fontana in pede fori di Perugia, 1281
1) Assetata con brocca (35,5 x 54 x 27,5 cm)
2) Popolana assetata (35,3 x 54 x 27 cm)
3) Giurista acefalo (46,5 x 33,5 x 41,5 cm)
4) Malato alla fonte (35,5 x 54 x 27 cm)
5) Giurista (55 x 39,5 x 42,5 cm)
Le cinque sculture provengono da una fontana perduta, realizzata da Arnolfo di Cambio nel 1281 per la città di Perugia e collocata ai piedi della piazza cittadina (in pede fori), allora più ampia dell’attuale Piazza IV Novembre. A differenza della Fontana Maggiore, il cui programma iconografico offre un sapere enciclopedico e didascalico, questa seconda fontana – già situata nell’area destinata al mercato – rispondeva in maniera diretta al bisogno d’acqua, soddisfacendo le esigenze di un consumo pubblico quotidiano.
Dai documenti giunti fino a noi si evince che alla fontana erano abbinate le sculture bronzee del Grifo e del Leone (1274), simboli del Buon Governo cittadino, cui rimanderebbero anche le due figure dei Giuristi, di cui una acefala. Sull’aspetto strutturale della fontana sono state avanzate numerose ipotesi, in assenza di fonti documentarie che ne offrano una descrizione dettagliata. È certo soltanto che già nel 1308 il complesso era stato smantellato. Le ragioni di questa scelta rimangono ignote, anche se è plausibile che la limitata capacità dell’acquedotto perugino abbia indotto gli amministratori a rinunciare alla meno monumentale tra le due fontane cittadine.
A breve distanza dallo smontaggio, alcuni elementi in marmo della struttura furono riutilizzati per la costruzione della scalinata (demolita nel 1524) della chiesa di Sant’Ercolano. Le figure dei tre Assetati e dei due Giuristi furono ritrovate fortuitamente a Perugia e nei dintorni tra la seconda metà dell’Ottocento e la metà del secolo scorso.
Queste sculture, imponenti pur nelle dimensioni contenute, testimoniano le straordinarie capacità tecniche di Arnolfo e rivelano la sua precoce attenzione allo studio della tridimensionalità dei corpi, considerando la loro collocazione nello spazio e gli effetti ottici necessari a rendere coerente la resa prospettica. La sofferta torsione del corpo del Malato alla fonte e lo slancio sincero dell’Assetata trasmettono con forza il bisogno e la preziosità di un bene indispensabile alla vita di tutti.
Si consiglia un’esplorazione bimanuale, dall’alto verso il basso, iniziando dalla prima scultura a sinistra e procedendo progressivamente verso destra, per percepire l’intero impianto narrativo.