
29 settembre 2026 – 10 gennaio 2027
Dal 29 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, la Galleria Nazionale dell’Umbria arricchisce il percorso dedicato alla rappresentazione della figura femminile nella pittura italiana della seconda metà dell’Ottocento, con un nuovo ingresso, un’importante tela di Rubens Santoro, paesaggista dalla pittura vibrante e luminosa, che in quest’opera si confronta con particolare intensità con la figura femminile, raffigurando una donna immersa in un momento di profondo raccoglimento, grazie al prosieguo della collaborazione con il Museo dell’Ottocento di Pescara – Fondazione Di Persio Pallotta.
Attraverso una carrellata di volti, figure e personaggi, la mostra invita a esplorare la complessità delle poetiche italiane della seconda metà dell’Ottocento e a cogliere, nella varietà degli sguardi, degli atteggiamenti e delle interpretazioni, la straordinaria sensibilità con cui gli artisti seppero restituire le molteplici sfumature dell’universo femminile.
In un’epoca di profonde trasformazioni, mentre a Parigi si affermano nuove sensibilità legate al Realismo e, successivamente, alle esperienze impressioniste, anche gli artisti italiani rivolgono uno sguardo sempre più autentico e diretto alla realtà, affrancandosi progressivamente dalle rigide regole della tradizione accademica. In questo contesto, l’immagine della donna assume un ruolo centrale: non più semplice incarnazione di astratti ideali di bellezza, ma presenza concreta e vitale, osservata nella propria individualità.
Pur accomunati dall’interesse per il vero e dall’osservazione diretta della realtà, anche quella più quotidiana e umile, gli artisti riuniti nel percorso sviluppano linguaggi profondamente differenti. Le opere compongono così una ricca galleria di figure femminili, nella quale emerge non soltanto l’altissima qualità pittorica, ma anche la profondità dell’indagine psicologica ed emotiva.
Gioacchino Toma propone una visione intima e raccolta della realtà domestica, caratterizzata dalla spontaneità della narrazione e dalla delicata resa degli affetti. Saverio Altamura, ritrattista d’eccellenza, unisce una raffinata ricerca luministica alla capacità di restituire la personalità dei soggetti attraverso la forza espressiva degli sguardi e delle posture. Nella grande tela di Rubens Santoro, invece, l’identità della protagonista rimane indefinita: la donna è colta in un momento di raccoglimento e afflizione, occasione per l’artista di indagare con particolare intensità i riverberi della luce e i contrasti cromatici.
Una vicinanza al naturalismo francese, attraversata da un intenso afflato malinconico, emerge nelle opere di Niccolò Cannicci, mentre Mosè Bianchi rivela una raffinata perizia cromatica, aggiornata sulle tendenze neo-settecentesche ma ancora profondamente legata alla tradizione lombardo-veneta. Antonio Mancini, infine, elabora un linguaggio sperimentale, vibrante e materico, nel quale confluiscono l’esperienza dei mesi parigini, vissuti da autentico bohémien, e la passione per la pittura seicentesca di matrice caravaggesca.
Un posto d’onore spetta a Silvestro Lega, tra i principali protagonisti della stagione macchiaiola. Una contadina sfuggente, restituita attraverso rapidi tocchi di pastello, e un’indimenticabile adolescente, scapigliata e malinconica, fragile e al tempo stesso risoluta, testimoniano gli esiti maturi di una pittura fondata sulla ricerca della luce e del colore.
Il percorso offre così l’occasione di approfondire, attraverso la figura femminile, uno dei momenti più fecondi della pittura italiana dell’Ottocento, mettendo in dialogo sensibilità, tecniche e linguaggi differenti e restituendo la straordinaria ricchezza di una stagione artistica segnata da un nuovo e più diretto rapporto con la realtà.