Dossale di San Domenico

Meo di Guido da Siena

Siena, documentato dal 1319, morto prima del 1334

Dossale di San Domenico

1320-1325

Ci sono dei dettagli che fanno emergere con potenza le figure del Dossale di San Domenico dal fondo oro così tipico dei polittici dell’epoca: il chiaroscuro corposo, la brillantezza smaltata dei colori, le preziose finiture degli abiti della Madonna e di sant’Ercolano. 

Meo di Guida da Siena sfoggia gli insegnamenti di Duccio di Buoninsegna ma li traduce in un linguaggio moderno e deciso, che sapeva sarebbe piaciuto alla committenza perugina. Nonostante le sue origini senesi, Meo di Guida prese la cittadinanza a Perugia nel 1319 e trascorse in città buona parte della sua carriera. 

La tavola proviene dalla chiesa di San Domenico di Perugia, ma probabilmente in precedenza si trovava altrove: lo suggerisce il fatto che i santi raffigurati non appartengono all’ordine domenicano. 

In origine il dossale includeva anche le cuspidi e, probabilmente, la predella e la cornice. Fu un incendio, di cui non conosciamo la data, a rovinare parte dell’opera e a darle l’apparenza frammentata che conosciamo oggi

Dossale di San Domenico
tempera su tavola
223 x 69,7 cm
Sala 4
Inv. 13
SOGGETTI
Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Evangelista e Giovanni Battista, Ercolano e Andrea (?)
TAG
Polittico, Trecento, Madonna col Bambino, santi

Scheda Storico Artistica

Il dossale è giunto nelle collezioni dell’Accademia di Belle Arti di Perugia, passate in seguito alla Galleria Nazionale dell’Umbria, con le demaniazioni napoleoniche del 1810. In precedenza si trovava nella chiesa di San Domenico, ma non è certo che questa fosse la sua provenienza originaria, anche tenendo conto del fatto che non sono rappresentati santi di questo ordine. 

La frammentarietà dell’opera è dovuta a un incendio di cui fu vittima e di cui restano tracce evidenti nei segni di combustione in corrispondenza nel braccio sinistro di san Giovanni Battista e delle mani della Madonna e del presunto sant’Andrea. Nella stessa circostanza andarono perdute le cuspidi. L’autore del dipinto è Meo di Guido da Siena, formatosi nella città natale sotto l’egida di Duccio di Boninsegna, ma attivo prevalentemente a Perugia, dove nel 1319 godeva già della cittadinanza. 

La tavola in esame fu eseguita in tempi non distanti da questa data ed è fra le opere più precoci del maestro, che incontrò il favore della committenza perugina per la capacità di tradurre in chiave semplificata la raffinatissima cifra di Duccio, accentuando la brillantezza smaltata dei colori e impreziosendo la figurazione con eleganti ornati. 

A questo proposito, nel dossale si apprezzano i ricercati motivi in oro che ornano il manto della Vergine e la splendida decorazione del piviale di sant’Ercolano. L’austera maestosità delle figure, definite con un chiaroscuro denso e corposo, che le fa emergere con forza dall’etereo fondo oro, attesta l’attenzione con cui Meo guardò alla produzione del concittadino Pietro Lorenzetti.


Provenienza
Perugia
chiesa San Domenico, Perugia