Pala di Santa Maria dei Fossi

Bernardino di Betto detto il Pinturicchio

(Perugia, circa 1454 – Siena, 1513)

Pala di Santa Maria dei Fossi

1495–1496

Pala di Santa Maria dei Fossi
tempera e olio su tavola
313 x 512 cm
Inv. 274
SOGGETTI
Madonna in trono col Bambino e san Giovannino tra i santi Agostino e Girolamo; registro superiore: Angelo Annunciante e Vergine Annunciata; cimasa: Cristo in pietà sorretto da angeli; timpano: Colomba dello Spirito Santo; predella: Incontro fra sant’Agostino e un bambino che voleva svuotare il mare con un cucchiaio; San Girolamo penitente nel deserto; I Quattro Evangelisti entro ghirlande
TAG
iconografia, Polittico, audio

Scheda Storico Artistica

La grandiosa pala fu commissionata nel 1495 a Pintoricchio dai Canonici regolari di Sant'Agostino per l'altare maggiore della chiesa dello scomparso monastero perugino di S. Maria degli Angeli (detta dei Fossi). 

La carpenteria realizzata da Mattia di Tommaso, su disegno di Pintoricchio, incorpora dieci pannelli, conformandosi come un arco trionfale a tre fornici, sormontato da un fregio con l’iscrizione in caratteri dorati: “Guarda o mortale da quale sangue sei stato redento. Comportati in modo che (questo sangue) non sia stato versato inutilmente”. Nel 1784 i pannelli risultavano già smontati dalla carpenteria e nel 1789, con la vendita della chiesa e del monastero, entrarono nella collezione dell’Accademia di Belle Arti. Solo nel 1863, quando fu inaugurata la Pinacoteca civica Pietro Vannucci, la pala fu riassemblata.

L’opera fu finanziata con i 150 fiorini di un lascito di Melchiorre di Goro, camerario dell’arte dei calzolai, e se l’accordo con Pintoricchio dovette essere raggiunto già nel 1492 (come testimonia l’incarico al magister lignarius), solo il 14 febbraio 1495 Pintoricchio firmò un dettagliato contratto contenente la descrizione dell’opera. Regista di questa commissione fu il banchiere Diamante Alfani (discendente del celebre giurista Bartolo da Sassoferrato), che ospitò la firma dell’atto nella sua casa, e trattenne il deposito dei denari destinati al maestro.

Il corpo centrale, articolato in cinque parti, accoglie l’Angelo Annunziante, la Vergine Annunziata, la Vergine con il Bambino e san Giovannino, affiancata dai due dottori della Chiesa, Agostino (patrono dei Canonici) e Girolamo (possibile omaggio al priore Girolamo da Venezia). Il modello di una chiesa mostrato dal santo è un suo attributo iconografico ma non richiama l’architettura di Santa Maria dei Fossi. Sotto il pannello centrale si legge l’iscrizione: "O santo fanciullo, rimetti al Fanciullo questa croce. Non la porterà [Giovanni] a Dio in favore del mondo, ci sarà un altro". Sopra la scritta si trovano le lettere B[er]N[ardinus]. La cimasa, che termina con un timpano decorato con la colomba dello Spirito santo, raffigura il l’Imago pietatis sorretta da due angeli. La pala poggia su un gradino che nei plinti include gli evangelisti entro tondi, alternati alle scene di sant’Agostino che incontra un bambino sulla spiaggia, mentre tenta di svuotare il mare con un cucchaio, e san Girolamo in adorazione del Crocifisso. Un’iscrizione dedicatoria (1863) ha preso il posto del Battesimo di Cristo, perduto.

Per il progetto iconografico, i monaci scelsero un filo conduttore che dal mistero dell’Incarnazione conduce al sacrificio di Cristo, quindi alla Redenzione. Le noci, la melagrana, un piccolo Adamo sulla spalliera del trono e la mela bacata, ne sono i rimandi con il loro significato simbolico.

Pintoricchio, reduce dai cantieri vaticani di Alessandro VI (Rodrigo Borgia), con quest’opera volle mostrare ai propri concittadini l’eccellenza della sua arte, in malcelata concorrenza con il perugino d’elezione, Pietro Vannucci, che allora dominava la scena locale. La finezza pittorica nella resa degli incarnati dei volti, unita alla brillantezza cromatica imprimono effetti di vivezza. La precisione nella resa dei dettagli, come le bordure dei manti e degli scolli, o gli inserti dorati, sono brani sublimi e preziosi. Impegnatosi nel contratto a “pegnere paese et aiere”, Pintoricchio descrive in maniera analitica un paesaggio lacustre, percorso da una luce chiara che si estende in lontananza. Camei virtuosi dell'arte di Pintoricchio sono lo stolone del piviale di sant’Agostino, e la miniatura riprodotta nel libro d’ore aperto in mano alla Vergine.